L'INSEGNAMENTO DI PLATONE
Questi scritti sono stati liberamente
tratti da Fabrizio Bartoli
dal testo “Iniziazione alla Filosofia di
Platone” di Raphael ed. Vidya
BIOGRAFIA di Platone
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Platone nacque ad
Atene il 427 a.C. da un antichissimo e nobile casato … sembra che alcuni
familiari siano stati membri del partito aristocratico, di cui forse fece parte
… (però come lui stesso ci dice) …disgustato dalle meschinità della politica
concepì uno stato ideale, uno stato cioè i cui principi si ispirassero al mondo delle Idee, o all’Idea-archetipo metafisica
dello Stato.
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Alla filosofia fu
iniziato da Cratilo discepolo del filosofo Eraclito, la cui filosofia poggia
sul divenire, più che sull’Essere. Ma colui che doveva dargli un influsso
durevole e determinante fu Socrate di cui per parecchi anni fu assiduo e
attento uditore.
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Morto Socrate 399
a.C., Platone per circa dieci anni compì una serie di viaggi: si recò in Egitto
dove fu iniziato ai Misteri egiziani; verso il 390 si recò a Siracusa presso il tiranno
Dionigi con la speranza di poter attuare lo Stato ideale, poi nell’Italia
meridionale e a Taranto dove ebbe modo di avvicinare Archita, capo dei
Pitagorici.
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Tornò in Italia e
tentò ancora con Dionigi il giovane, succeduto al Vecchio, di riproporre la
repubblica ideale senza riuscire. Ritornato
ad Atene, si dedicò interamente alla Filosofia, avendo fondato l’Accademia quale palestra di
dialettica filosofica. Nel 347 lasciò il suo involucro-ombra mortale per
volare verso il mondo delle pure Idee o dell’Essere.
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La sua scuola fu l’Accademia
platonica, la quale aveva caratteri sacrali e a capo della quale vi era uno
Scolarca la cui carica durava tutta la vita. Lo Scolarca non solo badava
all’andamento generale dell’organizzazione, ma era preposto anche alla funzione
dei Sacrifici, ai conviti rituali, e così via”.
IL MESSAGGIO DI
PLATONE
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Il messaggio di Platone rivolto all'uomo del piano
sensibile riteniamo che sia il più alto e fecondo che mente umana abbia potuto
concepire. Per comprenderlo bene, occorre considerare, prima di tutto, le basi
su cui Egli cerca di erigere la mistica
della liberazione dell'individuo conflittuale. Per lui questo evento
rappresenta un imperativo categorico.
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Il fattore
primo su cui Platone postula la visione realizzativa poggia sul fatto che l'uomo
è caduto nell'oblio della sua vera origine. L'uomo è una divinità dimentica
di sé; è un Demone tramortito e schiavo del mondo fenomenico, o del sensibile,
perché ha dimenticato ciò che realmente è. Egli nella sua totalità non è
solo corpo, soma, non è solo mente, non solo Anima, è anche Idea,
un Essere; anzi, è l'Essere perché l'Essere è l'Uno. Quanto abbiamo
esposto è perfettamente identico alla visione Vedanta, e a tutte le dottrine
iniziatiche orientali ed occidentali.
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Il primo obiettivo dev'essere quindi, quello di
ricordare la propria origine in modo da riprendere la
propria Dignità. Se motivo del vivere è ricordare ciò implica che l'ente ha in
se la soluzione del problema vitale.
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La conoscenza la
vera Conoscenza,
non è quella che riguarda gli oggetti sensibili, che sono solo mutevoli ombre
proiettate sul grande telo della “Xora” (mondo sensibile), ma è quella
che opera per via diretta nel mondo noetico delle pure Idee. La Conoscenza non
è un apprendere o acquisire qualcosa che non si ha, non è un appropriarsi della verità, ma è svelamento
(aletheia), è mezzo capace di portare dalla virtualità alla
attualità la Verità. Conoscere è vedere, e vedere è conoscere, ma
conoscere-vedere significa risvegliarsi a ciò che realmente si è.
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L'anamnesis platonica è lo svegliarsi alla realtà
dell'lntellegibile, il quale implica un rivolgimento, una conversione completa
della propria coscienza (metànoia).
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La metànoia rappresenta un profondo
cambiamento nel modo di pensare, di sentire e giudicare le cose, e la filosofia
di Platone conduce inevitabilmente alla metànoia - conversione.
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Possiamo comprendere, da questo bellissimo brano della Repubblica, che per
Platone l’anima di ognuno di noi ha la possibilità di elevarsi, di
apprendere, di contemplare “la Luce, …il Bene”; quindi il processo educativo è appunto l’arte “di produrre questo rivolgimento”, dal mondo del divenire a
quello dell’Essere.
*
"
…dobbiamo concludere quanto segue: che l'educazione non è tale quale certi
pretendono che sia, affermando che quand'anche in un'anima non ci sia la
conoscenza essi possono mettervela, come si metterebbe la vista in occhi ciechi
.… mentre il nostro ragionamento ci indica che nell'anima di ognuno di noi c'è
la facoltà di apprendere e l'organo mediante il quale ciascuno apprende; e come
un occhio ha la capacità di volgersi dall'oscurità alla luce, se non con tutto
il corpo, così quest'organo dell'anima dev'essere stornato con tutta l'anima da
ciò che è divenire, fino a che non si renda capace di contemplare l'Essere e
contemplarlo nella sua parte luminosa che è, come affermiamo noi, il Bene …
L'educazione, dunque, diss'io, è l'arte di produrre questo rivolgimento, e
produrlo nel modo più facile e più proficuo, non quella di immettere nell'uomo
la facoltà visiva, ma di procurare a chi già possiede la vista, ma è volto
male e non guarda dove dovrebbe, la possibilità di questa
conversione". (Platone -
Repubblica, VII, 518) .
ARMONIZZARE LE TRE COMPONENTI
FONDAMENTALI
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Platone sostiene che
le tre componenti dell'ente-umano (razionale,
irascibile, concupiscibile) non sono
distinte e contrapposte; sono elementi, parti, aspetti di un'unica Realtà, da
armonizzare ed equilibrare.
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Secondo
l’insegnamento platonico l’Anima allontanandosi dalla propria essenziale
natura, attratta dagli istinti (concupiscibile) e dalle passioni
umane (irascibile), ha fatto si che
l'uomo si sia alienato. Come controllare-armonizzare gli impulsi
corporei e passionali psichici, “ridando all'Anima le ali capaci di
ricondurci al Divino” ?
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E’ necessaria una RETTIFICAZIONE
- PURIFICAZIONE. Platone indica soprattutto tre vie:
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- quella della
Conoscenza - IL VERO
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- quella dell'Azione
Giusta (agire) - IL GIUSTO
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- quella
dell'Eros-Amore-Armonia - IL BELLO
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Per quanto riguarda la natura dell‘Anima Platone nel Fedro,
ricorre al mito del carro alato, trainato da due cavalli (uno nobile e
l'altro no) e guidato da un’Auriga. Egli afferma: " ... l'opera
dell’Auriga non può non riuscire penosa e difficile ...".
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L'Auriga rappresenta quindi l'anima razionale e le qualità buone,
il cavallo nobile (bianco) rappresenta l'anima dei buoni sentimenti
(irascibile, animosa), mentre il cavallo indocile (nero) rappresenta
l'anima della parte sensoriale (concupiscibile).
GIUSTIZIA
VERSO SE STESSO
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Per essere nella perfetta
giustizia con se stesso l'ente deve trovare il giusto accordo espressivo
tra le varie qualità, altrimenti vi è prevaricazione, lotta, dissenso e
disordine.
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Se prevale il
lato irascibile ci si può trovare su un
piano di autoaffermazione, di dominio, di iperattivismo privo di ragione, di
prevaricazione sulle altre facoltà fino a neutralizzarle.
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Se prevale
l'attività-qualità concupiscibile si è
più animali che esseri umani, se l'irascibile e il concupiscibile si alleano
insieme abbiamo un essere essenzialmente
pericoloso per sé e per la collettività;
prevale l'irrazionalità ci troviamo quindi nel caos e nel disordine.
REALIZZARE LA GIUSTIZIA E L’ARMONIA
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La realizzazione
della giustizia-armonia dovrà essere rivolta essenzialmente all’interno
più che all’esterno dell’uomo, come le stesse parole di Platone mostrano in
modo chiaro ed efficace: «La giustizia-armonia, perciò, consiste
nell’adempire i propri compiti non esteriormente, ma interiormente, in
un’azione che coinvolge veramente la propria personalità e carattere, per cui
l’individuo non permette che ciascuno dei suoi elementi esplichi compiti propri
di altri né che le parti dell’anima s’ingeriscano le une nelle funzioni delle
altre; ma, instaurando un reale ordine nel suo intimo, diventi signore di se
stesso e disciplinato e amico di se stesso e armonizzi le tre parti della
sua anima (concupiscibile, irascibile e razionale), come perfettamente
sintonizzano le tre armonie di una nota fondamentale, bassa alta media, anche
se per caso se ne inseriscono altre in mezzo: allora, dopo averle legate tutte
ed essere divenuto uno di molti, temperante e armonico, eccolo ormai
agire così, sia che la sua attività si rivolga ad acquistare beni materiali o a
curare il corpo, sia che si svolga nell’ambito politico o in contratti privati;
e in tutto questo suo agire giudica e denomina giusta e bella l’azione che
conserva e contribuisce a realizzare questo equilibrio interiore, e sapienza la
scienza che la dirige; ingiusta l’azione che via via distrugge
quell’equilibrio, e ignoranza l’opinione che la dirige» (Politeia 443c-444a).
LA GIUSTIZIA
E L’ARMONIA NELLA POLIS
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Secondo la visione
di Platone la giustizia-armonia nella polis è conseguente al fatto che ciascun cittadino adempia il dovere
inerente il proprio stato, e l’ingiustizia occuparsi del
compito che non è il proprio.
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Trovata la giustizia
nella polis, Socrate-Platone, seguendo il proposito
iniziale, prosegue dicendo che un uomo giusto non differirà da uno stato
giusto, ma gli sarà simile.
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«Quando
però, credo, uno che per natura è artigiano o un altro che per natura è uomo
d’affari e che poi si eleva per ricchezza o per numero di seguaci o per vigore
o per qualche altro simile motivo, tenta di assumere l’aspetto del guerriero; o
un guerriero quello di consigliere e guardiano, anche se non ne ha i requisiti;
e costoro si scambiano gli strumenti e gli uffici; o quando la stessa persona
intraprende tutte queste cose insieme, allora, io credo, anche tu penserai che questo
loro scambiarsi di posto e questo attendere a troppe cose sia una rovina per lo
stato». (Politeia 434a-b).

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