Articoli e saggi

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PERCORSI VERSO LA PACE E L’ARMONIA
A cura di Fabrizio Bartoli – novembre 2013

Senza dubbio tutti vogliono pace, armonia, giustizia sociale, ordine, ecc… ma questi risultati sono conseguenze di modi di vita che prima si debbono mettere in pratica e manifestare a livello dello stesso individuo nella propria coscienza.

Basterebbe leggere la costituzione di alcune nazioni e certe disposizioni scritte nella dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta da ben 178 nazioni, per capire quante belle cose sappiamo scrivere e purtroppo non mettere in pratica. Se noi non trasformiamo le cause della disarmonia, non potremo mai applicare le nostre belle costituzioni e operare cambiamenti sociali “stabili” e vivere quindi IN PACE.

Le cause della disarmonia devono essere rimosse prima di tutto a livello individuale; la società infatti è un insieme di individui e non possiamo cambiare la nostra comunità se non cambiamo noi stessi.

Gandhi e poi Padre Anthony avevano detto:

SII TU STESSO IL CAMBIAMENTO CHE VUOI VEDERE NEL MONDO”.

Il Maestro Raphael a sua volta ha scritto:

L'uomo per dare armonia, per essere portatore di pace, deve trasformarsi, deve operare  una rivoluzione, ma non all'esterno bensì all'interno, per trasformare la sua stessa coscienza”.

Ed ancora Raphael: “Se prima di tutto non si trova la pace entro il proprio cuore, come si potrà  pretendere d'instaurarla fuori di sé ?”. 

Dunque risulta molto logico ed abbastanza scontato che per  essere più in PACE ed ARMONIA dobbiamo cominciare da noi stessi, risolvendo i conflitti e le disarmonie presenti nella nostra interiorità.

Dobbiamo quindi individuare le cause dei conflitti, delle disarmonie, che spesso derivano dai nostri condizionamenti sensoriali, sentimentali, passionali e mentali.

Giustamente Raphael afferma:

“… Fino a quando accentriamo la nostra modalità di vita sulla brama del possesso, sull'egoismo, sull'avidità, sulla violenza, sull'invidia, sulla rivalsa e sulla vendetta, non vi potrà essere nessuna politica o filosofia - sia essa democratica o totalitaria - in grado di estirpare la disarmonia in modo risolutivo”.

Possiamo facilmente renderci conto che le nostre azioni “disarmoniche” sono la conseguenza di modalità di vita “ingiuste, conflittuali, violente, egoiche, ecc…”; tutto ciò non è quindi imputabile alla società, alla comunità, alla famiglia, con una parola all’esterno, ma al nostro comportamento condizionato da mancanze, vizi, non consapevolezza, non accettazione dell’altro e dei fatti che la vita ci pone davanti.

Primo percorso per avvicinarsi alla PACE e all’ARMONIA è CONOSCERSI E COMPRENDERSI per poter poi operare una RETTIFICAZIONE O ARMONIZZAZIONE delle proprie componenti.

La PACE infatti è un'armonia fra tutti gli elementi che costituiscono l'uomo: lo spirito, l'intelletto, il cuore, la volontà e il corpo fisico. Dunque raggiungere una MAGGIORE PACE significa contemporaneamente conseguire una MAGGIORE ARMONIA. Il Maestro Platone direbbe che alle facoltà superiori e virtuose, quelle dell’INTELLETTO, “convien dominare l’IRASCIBILE (sentimenti e passioni) e il CONCUPISCIBILE (mondo dei sensi)”.

Si tratta quindi di non far prevalere le componenti del mondo dei sensi e dei sentimenti e passioni, che se lasciati senza “briglie” (come nella bella analogia dell’auriga di Platone), portano l’uomo verso le disarmonie, i conflitti e la sofferenza. Certamente i sensi e le passioni non devono essere soppressi completamente ma “MESSI AL LORO POSTO” e non prevalere e prevaricare la ragione, l’intelletto e la parte spirituale.

Il Maestro Raphael afferma ancora:

“.... La salvezza e la PACE la possiamo avere da una filosofia che sappia illuminare la coscienza singola al risveglio della sua totale possibilità di essere, guidare l'uomo dal particolare all'universale e quindi elevarlo ad una VERA NOBILTA’ quella INTERIORE.

Se vogliamo instaurare una società in cui la Libertà, la Fratellanza e l'Uguaglianza vivono veramente, dobbiamo rettificare prima di tutto in noi il guasto che inconsciamente e consciamente abbiamo prodotto”.

Sono quindi gli alti valori morali “universali” che devono guidare l’uomo.

COME FARE ?

1° passo: CONOSCERSI E COMPRENDERSI … chi siamo … come nascono i nostri conflitti e le nostre disarmonie …

2° passo: RETTIFICARE E ARMONIZZARE con diversi metodi che riguardano la parte fisica, la parte emotiva sentimentale, la parte mentale … ed oltre … (illustrare le diverse pratiche di riequilibrio, massaggi rilassanti, Reiki, Yoga, suoni armonici, rilassamento, meditazione …).

3° passo: SPERIMENTARE con RITMO … quando siamo convinti del metodo più appropriato per noi, perché ne abbiamo appreso i fondamenti … poi occorre sperimentare stabilendo un ritmo quotidiano, trisettimale, settimanale … ad esempio ci RILASSIAMO e MEDITIAMO mezz’ora tutti i giorni …

La Saggezza
A cura di Fabrizio Bartoli – ottobre 2013

L’insegnamento di Platone ci può essere d’aiuto per comprendere meglio da che cosa dipende la Saggezza; In un suo dialogo (Amanti (138)), troviamo questa affermazione: "... il conoscer se stesso è saggezza ... ed è questo dunque, sembra, quello a cui esorta l'iscrizione delfica : praticar saggezza e giustizia ...”. 
Da un altro brano di Platone (Alcibiade I,130-131), possiamo meglio comprendere  il legame tra la saggezza ed il conoscere se stesso: “…orbene, mio caro Alcibiade, anche l'anima, se deve conoscer se stessa, non deve forse guardare nell'anima e massimamente in  quella parte di essa in cui s'ingenera la virtù dell'Anima, la Saggezza, e in qualche altra cosa che le assomigli ? .. e possiamo dire che ci sia nell’Anima una parte più divina di quella in cui risiede la conoscenza e la saggezza?  ... questa sua parte è affine alla divinità e chi guarda in essa e conosce tutto il divino, Dio e la saggezza, può conoscere nel miglior modo possibile anche se stesso".

Socrate era considerato il più saggio proprio perché aveva affermato:  so solo una cosa, so di non sapere”; dunque conoscere ed accettare i propri difetti e i propri limiti è quello che dovremmo mettere in pratica per conoscere meglio noi stessi e comprenderci. Raphael, Maestro advantin, così si esprime : «l'accettazione amorevole dei propri limiti e delle proprie colpe libera le sorgenti del cuore e accende il fuoco della trasformazione di se stessi»…. (Verso la Saggezza). Dunque per percorrere la via della saggezza necessita l’umiltà … Il lavoro importante verso la Saggezza è quello relativo al superamento del proprio « Io ». Lo stesso Platone identifica poi la saggezza come pratica di umiltà, infatti egli afferma : “saggezza è … riconoscere ciò che si sa”.
R.Guenon, noto scrittore esoterico, così si esprime nella Rivista n.23 - 1967 : “Conoscere se stessi … significa anzitutto che nessun insegnamento essoterico può dare quella conoscenza reale che l’uomo deve ricercare solamente in se stesso, …. Per questo motivo Platone dice che “tutto ciò che l’uomo impara è già in lui. Tutte le esperienze e tutto quel che lo circonda non sono che occasioni per aiutarlo a prender coscienza di ciò che ha dentro di sé. Questo risveglio viene chiamato da Platone “anàmnesis”, che significa appunto reminiscenza . In un hadith, che è come un completamento della massima greca, è infatti detto: “chi conosce se stesso, conosce il suo Signore. Quando l’uomo conosce se stesso nella sua essenza profonda, cioè nel centro del suo essere, allora egli conosce il suo Signore, e conosce nello stesso tempo tutte le cose che da Lui vengono e a Lui ritornano”.

Secondo poi l’insegnamento iniziatico alchemico, contenuto nell’acronimo V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora terrae et RECTIFICANDO Invenies Occultum Lapidem  visita la parte interiore della terra (propria interiorità) e rettificando, scopri la pietra nascosta), è necessario  VISITARE la PARTE INTERIORE di NOI STESSI (conosci te stesso)  in profondità, andando a scoprire quei lati nascosti da noi rimossi od occultati, e poi rettificando, purificando potremo scoprire quella PIETRA NASCOSTA, che altro non è se non la SAGGEZZA innata.
 

LA VIA DELL’AMORE:  ANALOGIE tra i FEDELI D’AMORE e la TRADIZIO0NE PLATONICA

A cura di Fabrizio Bartoli  - feb. 2013

Per Platone Eros–Amore è il nocchiero che traghetta l’Anima dall’amore sensibile all’Amore-Bellezza intelligibile. Eros ha quindi la natura dell’Amore, ma anche della Sapienza, ansi i due valori devono considerarsi un tutt’uno.

Eros, inteso come Sapienza-Amore, equivale quindi alla Sapienza Santa di cui parlavano i Fedeli d’Amore, confraternita di iniziati a cui apparteneva Dante.

La tradizione della Donna-Sapienza-Amore è molto antica, anche Platone “canta” la sua Donna “Diotima”, la quale lo inizia alla Via dell’Amore-Eros, ne parla per bocca di Socrate nel Simposio (201-d):

“Riferirò il discorso su Eros-Amore che ho ascoltato una volta da una donna di Mantinea, di nome Diotima, la quale era sapiente su questa questione e su molte altre. Facendo fare dei sacrifici ritardò la peste di dieci anni agli Ateniesi; e fu proprio lei che mi istruì nelle cose d’amore…”.

Diotima è l’incarnazione dell’Amore-Sapienza e in quanto tale, può concedere a Platone l’iniziazione ai Misteri d’Amore, come la stessa Beatrice, anch’ella incarnazione dell’Amore-Sapienza, concede a Dante l’iniziazione ai “Fedeli d’Amore”.

Questa via dell’Amore si è manifestata nella storia come una corrente sotterranea che in determinate epoche emerge alla luce per essere riproposta.

Lo stesso Cantico dei Cantici attributo a Salomone, incorporato poi nella Bibbia, fatto risalire al IV sec. a.C., celebra l’Eros-Amore; così pure la visione dell’Amore Sapienza ispirò la poesia in Persia, ed inoltre lo stesso simbolismo penetrò, tramite i Templari, nella poesia d’Amore in lingua d’Oc ed in lingua d’Oil. Successivamente attraverso il simbolismo della Rosa, ritroviamo l’Amore – Sapienza nella tradizione Rosa-Croce.

Lo stesso Gesù propone l’Amore come fondamento per l’unione col Padre, sua è l’affermazione “Dio è Amore”.

“Questo è il mio (unico) comandamento: Amatevi gli uni con gli altri…” (Vangelo di Giovanni)

Nella tradizione orientale il Bakti-Yoga è la via che porta all’unione con il divino attraverso l’Amore-devozione, inteso non tanto come sentimento, ma come Eros-Amore che unifica fino alla realizzazione dell’unità con Divino.

Eros, Amore, Sapienza, Bellezza, cioè il Bello è il risultato di fattori quali la misura, l’ordine-armonia, la proporzione, la verità, ecc… Ce lo ricorda Platone nel Filebo:

… la profonda caratteristica del Bene s’è rifugiata nella natura costitutiva del Bello; in realtà misura e proporzione si risolvono in bellezza e virtù senza dubbio alcuno …Allora se non ci riesce di cogliere il Bene Assoluto per mezzo di un’unica idea, cerchiamo di coglierlo con tre idee: bellezza, proporzione, verità”.

Eros-Amore è potenza, impeto che infiamma i cuori e che stimola l’Anima scissa dall’intellegibile a riprendere la sua condizione originaria.

Eros e Psiché-Anima sono correlati, infatti l’Anima, come espressione dell’Eros, genera la forma ( a livello macroscopico l’intera manifestazione) e l’Eros come espressione dell’Anima infonde sete di trascendenza.

L'Anima che ha contemplato il Bello in sé, l'Amore in sé nella sfera dell'Iperuranio, Mondo delle pure Idee, per un suo deliberato atto di volontà entra nei corpi corruttibili obliando la sua origine.

II ricordo dell'Amore-Bellezza avviene in un modo del tutto speciale perché la Bellezza, unica fra tutte le altre Idee, è «straordinariamente evidente e straordinariamente amabile».

Lo splendore della Bellezza in sé, che si riverbera nel bello sensibile accende e infiamma l'Anima di un fuoco purificatore così da elevarla all'incanto e alla letizia dell'Amore e del Bello supremo.

«...nessuna cosa è capace come l'Amore di infondere pari anelito in noi».

(Convivio, 178 – Platone)

Quindi per Platone ciò che comunemente viene indicato come amore sensibile non è che un modesto baluginio dell'Amore perché questo ama il Bello nel suo stato sovra egoico.

Autentico amante-filosofo é colui che sa percorrere tutti i vari gradi ascendenti fino a giungere alla Visione supremamente bella. D'altra parte, una volta caduta nella generazione (anche se con un suo "raggio" o "riflesso"), all'Anima riesce difficile volare di colpo nel mondo della pura Bellezza intelligibile, per cui, conformemente allo sta­to umano, deve aprirsi al contatto con le forme del sensibile. L'Amore e amore del bello perché, innanzitutto, é ciò che piace alla vista che è il senso più perfezionato.

Lo stesso platonico Plotino da tale indicazione:

«...parta egli da questo punto, dagli amori terrestri, e rifletta che significhi mai conseguire quel che si ama più di tutto al mondo, pensando poi che questi sono amori di crea­ture, mortali e funesti, amori di fantasmi, amo­ri mutevoli, giacché non sono né quello che è davvero amabile, né il nostro bene, né quel che noi andiamo cercando. Lassù, per contro, è il verace oggetto di amore, a cui è dato congiungersi davvero partecipando di lui e possedendolo realmente, pur senza l'amplesso esteriore della carne». (Enneadi, VI, 9, IX – Plotino)

Seguendo questo grande Maestro platonico consideriamo il più basso grado di amo­re quello di ordine fisico che si esprime co­me desiderio, brama di possedere un corpo, per quanto bello; poi, più in alto, c'é il gra­do in cui le anime si accendono del divino fuoco dell'Amore, ma qui i frutti portano nella dimensione dell'intelligibile; poi, ascendendo, l'Amore si accosta alla Bellezza degli Dei, fino a essere deificati nella Bel­lezza, e, ancora, contemplando l'Idea del Bello in sé, quale unico archetipo universale, l'Amore attua quel Magistero supremo si da unificare l'Anima nostra con l'Idea (Principio universale); allora, non v'e più dualità (questa era solo apparente), ma sola sovrasta l'Idea del Bello-Amore che, Luce radiosa, infonde Bellezza agli amanti suoi.

Come possa l'amante farsi simile all' Amato, o il bello farsi Bello, il divino Platone, e con lui gli Amanti platonici, potrebbe rispondere che il vero ente, nel suo stato essenziale, è l'Idea dell'ente sono un tutt'uno. Cosi si esprime Marsilio Ficino (L’essenza dell’amore):

«Io ti esorto ardentemente di amare questa Luce, come suprema Bellezza... e la Luce nella sua essenza è l'infinita Bellezza».

Nei corpi sensibili amiamo solo le molteplici "parvenze", le copie del Bello; nell'Anima amiamo la Luce radiosa (Sapienza) che anela al Bello perché contempla la Bellezza; infine il puro Essere (Nous), in quanto Idea, si fa Bello per esprimere il sommo Bene. Cosi, grado per grado, si passa dalla differenziazione all'unità, dalla scissura alla riunificazione con l'Idea, dal molteplice bello al Bello-Bene in sé. Quindi, l'ente, disperse nella generazione e divenuto moltitudine, ritorna a essere unita indivisa.

«Infatti, ciò che deve guidare per tutta la vita gli uomini che vogliono vivere in maniera bella, ne parentela, né onori, né ricchezze, né alcun'altra cosa sono in grado di infondere in modo così bello come l'Amore»

«...non ogni Eros è bello né degno di essere elogiato, ma solo quello che ci spinge ad amare in modo bello ... è un parto nella bellezza, sia secondo il corpo sia secondo l'anima».

(Simposio 178, 181, 206 – Platone).


IL GRANDE MEDICO VEDE L’INTERO …
A cura di Fabrizio Bartoli per la laurea in medicina del nipote Jacopo Alfonsi 26-07-2012.

Nel dialogo “Il Carmide”, Platone per bocca di Socrate racconta di aver appreso la tecnica dell’incantesimo che cura, insieme, il corpo e l’anima, da uno dei medici Traci allievi di Zalmoxis, che Platone presenta come “Re, Dio” di quelle popolazioni, personaggio di sicura derivazione orfica. Socrate consiglia al giovane Carmide “una certa erba” per il mal di testa, che però deve essere assunta intonando un “carme magico”.
La terapia erboristica insieme “all’incantagione”, consigliata da Platone-Socrate, si colloca in un contesto psicosomatico ed olistico; infatti la parte malata non può essere adeguatamente risanata se non intervenendo sul corpo intero.
Ecco il brano tratto dal Carmide (155):
“ … avrai udito che i bravi medici, allorché si presenti loro un ammalato d'occhi, gli  dicono di non  potergli dare un rimedio unicamente per gli occhi, ma che per risanare gli occhi devono insieme curare anche la testa; e che d'altronde credere che si possa curare da sola la testa, indipendentemente da tutto il corpo, è una grande stoltezza. Sicché,   movendo   da   questo   principio, sottopongono tutto il corpo a un certo regime, e con la cura dell'intero cercano di curare e di guarire la parte “.

Inoltre Platone-Socrate aggiunge che occorre curare anche e principalmente l’anima, perché è dall’Anima che “...derivano tutti i mali e i beni al corpo e a tuttol'uomo”.
Ecco la prosecuzione del brano tratto dal Carmide (156-157):
“ … Tale appunto, Carmide, è il caso della mia Incantagione. Io l'imparai li al campo da uno di quei medici  traci,  discepoli  di Zalmoxis,   che   hanno  fama   di  poter far   dono   anche   dell'immortalità.   Ora quel Trace diceva che i [medici] Greci hanno   bensì   ragione   di   dire   ciò  che dianzi dicevo io, ma Zalmoxis, soggiungeva, il nostro re, che è  un dio, dice che, come non si deve metter mano a curar  gli  occhi  indipendentemente  dal capo, ne il capo indipendentemente dal corpo,  così neppure  il  corpo  indipen­dentemente dall'anima;   ma che questa appunto è la causa, per la quale ai me­dici greci sfuggono tante malattie, perché trascurano quel tutto che dovrebbero curaree che, ove non sia sano, non è possibile che sia sana neanche la parte. Egli affermava che dall'anima derivano tutti i mali e i beni al corpo e a tutto l'uomo,e di la fluiscono, come dal capo negli occhi. Bisogna dunque, diceva, curare innanzi e sopratutto l'anima, se si vuole ottenere la sanità del capo e delle altre membra. E l'anima, caro mio, continuava, si cura con certe incantagioni; e queste incantagioni sono i bei discorsi da cui nelle anime si genera la saggezza;e quando questa in esse si sia generata e vi permanga, è facile procurare la sanità cosi al capo come al resto del corpo. — Nell'insegnarmi dunque il rimedio e le incantagioni, egli soggiungeva: « Bada che nessuno ti persuada a curare con questo rimedio la tua testa, se prima non abbia offerto l'anima all'incantagione perché sia da te curata. Giacché», diceva, « oggidì è questo l'errore degli uomini: che c'e di quelli che si mettono a far da medici separatamente per le due cose: la saggezza e la salute ». E mi raccomandava col maggior calore che né il danaro né la nobiltà né la bellezza m'inducesse a fare altrimenti. Io dunque —  poiché glielo giurai e devo obbedirgli — gli obbedirò; e se tu, come raccoman­dava lo straniero, sei pronto ad offrire dapprima  l'anima   agli   incantesimi   del  Trace, applicherò al tuo capo il rimedio; se no, non sapremmo cosa fare per te, mio caro Carmide”.

Questo metodo, indicato nel dialogo platonico, risulta olistico ed oltremodo moderno; già nella medicina psico-somatica, ed ancor più nella attualissimamedicina quantistica, si afferma ormai, in ambito scientifico avanzato, che dobbiamo avere una visione che privilegia il tutto e non la parte, cioè riuscire aVEDERE L’INTERO. Ebbene nel brano del Carmide, Zalmoxis-Socrate-Platoneinsegnano che l’Anima (la parte energetica sottile), assimilabile alle energie che animano il corpo, è ritenuta più importante del corpo e della parte materiale. Socrate è molto convinto di questi insegnamenti OLISTICI, dato che li ritiene indispensabili e di gran lunga superiori ad una medicina analitica e meccanica (prettamente sintomatica).

Il mio augurio per te Jacopo è di vedere e considerare l’INTERO nella tua importante professione.

MEMENTO: LA MEDICINA E’ UN’ARTE …     
 
 
 
 
COSA POSSIAMO FARE OGGI ?
(A cura di Fabrizio Bartoli liberamente tratto dal libro “Il punto del caos” di Laszlo)
 
Cominciando da noi stessi possiamo promuovere un passaggio verso una NUOVA ERA, una civiltà più sana, pacifica e sostenibile.
Il primo obbiettivo è LO SVILUPPO di UNA COSCIEZA GLOBALE, OLISTICA, diventa molto importante AUTOEDUCARSI per fissare nella nostra coscienza questa nuova visione.
A questo proposito cii sono cose che possiamo mettere in pratica da subito e che riguardano l’allargamento della NOSTRA VISIONE, se ci impegniamo a lavorare su noi stessi  :
  1. Liberarsi dalle credenze obsolete;
  2. Adottare una nuova moralità;
  3. Concepire il mondo così come vorremmo che fosse;
  4. Evolvere la nostra coscienza.
    1) Liberarsi dalle credenze obsolete (superate)

    Uno degli obbiettivi fondamentali per evolvere la propria coscienza è sicuramente quello di liberarsi da credenze ormai superate e da concetti non corretti. Elenchiamo brevemente quali sono le credenze da cui liberarsi:

    1)      L’ordine della società può essere raggiunto soltanto tramite regole e leggi imposte.

    2)      Siamo tutti individui unici ma separati e perseguiamo i nostri interessi.

    3)      I problemi da affrontare sono temporanei e dopo la tempesta tutto tornerà normale.

    4)      Tutto può essere calcolato in termini economici anche gli uomini.

    5)      Dobbiamo ottenere il massimo dell’efficienza da ogni persona.

    6)      Per qualunque problema, la soluzione sta nella tecnologia da incrementare.

    7)      Il nuovo è migliore di qualsiasi cosa vecchia.

    8)      Qualsiasi cosa accada sono fedele al mio paese.

    9)       Il futuro non ci riguarda, ogni generazione deve badare a se stessa.

     Queste convinzioni sono difettose ed ormai superate, spieghiamo perché.

    1)   Un regola o una legge imposta senza essere condivisa sarà destinata ad essere infranta proprio perché non è stata compresa.

    2)   La vita dimostra che siamo parte di un unico ecosistema interdipendente, non c’è separazione ma interazione.

    3)  Se non si affrontano le problematiche alla loro radice, la situazione peggiorerà progressivamente.

    4)   L’economia non può comprare ogni cosa, ci sono valori che appartengono alla parte interiore ed essenziale dell’uomo, ciò che viene definito come mondo dello spirito.

    5)   Ottenere il massimo dell’efficienza significa non rispettare i singoli interessi che vanno al di là del proprio lavoro, inoltre la troppa efficienza personale crea disoccupazione e soddisfa le esigenze dei più ricchi.

    6)   La tecnologia deve sempre essere considerata uno strumento e la sua utilità dipende da come viene utilizzata.

    7)   Spesso il nuovo è peggiore di ciò che vi era prima: più costoso, più complesso, portatore di sprechi, dannoso per la salute, inquinante e stressante.

    8)   Si devono allargare le relazioni e i legami culturali, sociali ed economici che si evolvono tra la gente dei diversi paesi del globo.

    9)   Vivere senza pensare al futuro non è certamente un’opzione responsabile, quando sappiamo che le nostre decisione potranno avere un impatto profondo sul benessere delle prossime generazioni.

    Vi sono poi false credenze particolarmente pericolose di cui occorre liberarsi, esse sono le seguenti:
     
    • La natura è inesauribile
    • Questa credenza ha radice storiche, quando l’uomo aveva a disposizione terre sconfinate ed i suoi consumi non potevano intaccare il grande patrimonio naturale della terra. Sappiamo che fino al secolo scorso la popolazione ed i consumi erano enormemente minori degli attuali, ma in una civiltà industriale estesa su tutto il globo e con potenti mezzi tecnologici che consumano sempre di più, la credenza  dell’inesauribilità della natura con la conseguente dissoluzione insensata delle risorse è oltremodo pericolosa.
    • Il mondo è un gigantesco meccanismo
    • L’idea del mondo come un grande meccanismo è un’idea newtoniana. Non valida per un idea più completa e più globale che considera il mondo non più prevedibile con calcoli meccanicistici, ma interagente con molteplici fattori che producono effetti tra loro collegati e non del tutto presumibili.
    • La vita è una lotta in cui vince chi si adatta di più
    • Questo concetto, derivato dalle teorie di Darwin, afferma che nella società così come nella natura sopravvive il più adattabile. Se trasportiamo questo principio nella società dobbiamo di conseguenza accettare le competizioni senza esclusione di colpi produttrici di differenze sempre maggiori tra ricchi e poveri.
    • Il mercato distribuisce vantaggi
    • Il mercato distribuisce vantaggi soltanto a condizione di una concorrenza quasi perfetta dove ognuno ha le stesse opportunità e tutti i concorrenti hanno più o meno le stesse carte in mano. Ma nel mondo reale le regole e le opportunità non sono uguali per tutti e la distribuzione della ricchezza (che fa girare il mercato) è altamente disuguale. Nel mondo di oggi il mercato favorisce i più ricchi a spese dei più poveri.
    • Più consumi meglio stai
    • Il mito del consumismo negli anni passati (1950-60) era estremamente potente, abbiamo consumato tanti beni quanto in tutte le generazioni passate messe insieme. E’ evidente che questa tendenza, ancora perseguita, non è sostenibile, il consumo eccessivo spreca le risorse preziose e influisce negativamente sulla salute fisica e mentale.
    • Più soldi hai più sei felice
    • La stragrande maggioranza delle persone del mondo industrializzato ritiene che vi sia un collegamento tra avere soldi e sentirsi bene. Nella realtà però non è affatto così, infatti un sondaggio condotto in 43 paesi ha dimostrato, che quando un paese raggiunge un livello di circa 10.000 dollari pro-capite annuo, gli aumenti della ricchezza non producono un aumento di benessere. Negli Stati Uniti dove il prodotto nazionale lordo è più che raddoppiato in 50 anni, il livello medio di felicità è diminuito. Mentre il tasso di divorsi con relativo disagio è raddoppiato, il tasso di suicidi tra gli adolescenti è raddoppiato, i crimini violenti triplicati e moltissime persone affermano di essere depresse. Da studi psicologici sembra che con i soldi si possono comprare molte cose ma non la felicità e il benessere, si può comprare sesso ma non Amore, informazioni ma non saggezza. I fattori che sono responsabili della felicità e di una vita soddisfacente sono: amore e rispetto all’interno della famiglia, amicizie vere, senso di appartenenza al proprio paese e alla propria cultura, un lavoro produttivo e soddisfacente, il contatto con la natura e buona attività nel tempo libero che impegnino le nostre capacità e diano spazio alla nostra creatività.
      I fini economici giustificano interventi militari
      La guerra in Iraq ha dimostrato che cercare di ottenere obbiettivi economici (petrolio) attraverso strumenti militari rappresenta una strategia fallimentare.
    Continua ….
                      
    Continuando il tema dell’articolo di settembre 2008, voglio suggerire un “giusto” modo di essere ottimisti, proponendo soluzioni concrete ed efficaci, come quella di ADOTTARE UNA NUOVA MORALITA’. Ancora una volta COMINCIAMO DA NOI STESSI.
     
    o   Normalmente ciò che è morale in una cultura e in una società può essere inaccettabile in 
         un’altra. Il risultato sono tensioni e conflitti internazionali ed interculturali.
     
    o    In un mondo invece dove c’è interazione reciproca vi è urgente necessità di una moralità che possa essere accettata da tutti.
     
    o    Una moralità veramente universale collega i diversi popoli e culture del mondo odierno, sulla base di credenze e obbiettivi condivisibili; essa rispetta la moralità dei singoli popoli e delle loro culture, aggiungendovi però valori più universali.
     
    o     La moralità universale aggiunge una dimensione internazionale ed interculturale alle moralità locali e regionali. Pur rispettando la natura della moralità individuale, nazionale e culturale, assicura  che queste moralità non diano vita a comportamenti dannosi per la comunità globale e per l’ambiente che ne sostiene la vita. 
     
    o    Scienziati e leader politici hanno iniziato a riconoscere la necessità di principi che indichino norme universali di comportamento. Nell'aprile 1990, nella "Dichiarazione universale delle Re-sponsabilità umane", L'InterAction Council, un gruppo di 24 ex capi di stato o di governo, ha dichiarato: "Poiché l’interdipendenza globale richiede di vivere in armonia gli uni con gli altri, gli esseri umani hanno bisogno di regole e limiti. L'etica rappresenta gli standard minimi che rendono possibile una vita in comune. Senza un'etica e i limiti autoimposti che ne risultano, il genere umano tornerebbe alia sopravvivenza del piu forte. II mondo ha bisogno di una base etica su cui poggiare".
     
    o    La Union of Concerned Scientists, organizzazione che riunisce scienziati del più alto livello, si è dichiarata d'accordo. "E necessaria una nuova etica", dichiara un commento firmato nel 1993 da 1670 scienziati di 70 paesi, compresi 102 premi Nobel. "Questa etica deve motivare un grande movimento, convincendo leader, governi e persone riluttanti a mettere in pratica i cambiamenti necessari." 
     
    o    Gli scienziati hanno evidenziato la nostra nuova responsabilità di custodi della Terra, avvertendo che "è necessario un grande cambiamento nella nostra custodia della Terra e della vita, se vogliamo evitare grandi tragedie umane e la mutilazione irreversibile della no­stra casa globale su questo pianeta". Essi hanno affermato che gli esseri umani e il mondo naturale si trovano su una rotta di collisione. Questo potrebbe alterare il mondo vivente al punto tale da impedirgli di continuare a sostenere la vita cosi co­me la conosciamo.
     
    o     Nel novembre 2003, un gruppo di premi Nobel incontratosi a Roma ha affermato: "L'etica e d'importanza capitale nelle relazioni tra nazioni e nelle politiche di governo. Le nazioni devono trattare le altre nazioni come desidererebbero essere trattate. Le nazioni più potenti devono ricordare che ciò che fanno alle altre, verrà fatto loro". 
     
    o    E nel novembre 2004, lo stesso gruppo di premi Nobel ha dichiarato: "Soltanto riaffermando i nostri valori etici condivisi (rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali) e osservando prin­cipi democratici all'interno delle nazioni e fra di loro, sarà possibile sconfiggere il terrorismo. Dobbiamo affrontare le cause che costituiscono le radici del terrorismo (miseria, ignoranza e ingiustizia) invece di rispondere alla violenza con la violenza".
     
    o     Senza dubbio, è giunto il tempo di dare seriamente attenzione a una moralità che possa essere abbracciata da tutte le persone indipendentemente da credo, religione, razza, sesso o credenze secolari. Essa deve avere un fascino intuitivo, rivolgendosi all'istinto morale di base presenti in tutti gli individui sani. 
     
    o    "Vivi e lascia vivere" è il principio liberista più adottato nella società civilizzata. Si può vivere in qualsiasi modo si voglia, finché non si viola la legge.
     
    o    Ma lasciare che ciascuno viva come gli piace fintanto che resta nei confini della legge comporta un serio rischio. I ricchi e i potenti potrebbero (come infatti avviene) consumare una porzione troppo grande delle risorse che anche il povero può rivendicare, e sia il ricco che il povero potrebbero (come infatti avviene) infliggere danni irreversibili all'ambiente condiviso da tutti.
     
    o    Piuttosto che "Vivi e lascia vivere", abbiamo bisogno di una moralità universale intuitivamente significativa e istintivamente affascinante come quella del liberismo, ma meglio adattata alle condizioni in cui si trova oggi l'umanità. 
     
    o    Una ta­le moralità sostituisce il "Vivi e lascia vivere" del liberismo con il "Vivi in modo più semplice, cosi che gli altri possano semplicemente vivere" di Gandhi.
     
    o    Seguire il consiglio di Gandhi è ancora più urgente oggi di quanto non fosse ai suoi tempi. Ed è anche più facile da mettere in pratica. Oggi ci rendiamo conto che vivere in modo semplice non significa tornare indietro. Al contrario, una vita semplice e il frutto di una libera scelta che consente un maggiore benessere personale e un più profondo senso di significato nella vita. Significa vivere in modo socialmente ed ecologicamente sostenibile, e quindi responsabile verso tutto ciò che esiste oggi sulla Terra e verso le generazioni future.
     
    o    Ovviamente la considerazione di base non è l'intrinseca semplicità del nostro stile di vita, ma l'impatto della nostra vi­ta sulla società e sulla natura. Questo impatto non deve superare la capacità del pianeta di soddisfare le necessita di base di tutti i suoi popoli. Ecco quindi che il principio indicato dalla moralità universale è Vivi in un modo che consenta anche a tutti gli altri di vivere.
     
    o    II passaggio verso una moralità universale si afferma lentamente; il precetto, un tempo nobile ma oggi datato del "Vi­vi e lascia vivere" persiste. Ma se tutte le persone usassero e strausassero le auto private, fumassero, consumassero una dieta appesantita da un'eccessiva quantità di carne, e facessero uso della miriade di dispositivi associati allo stile di vita dei ricchi, le risorse essenziali del pianeta si esaurirebbero rapidamente e i suoi poteri autorigeneranti ne risulterebbero drasticamente ridotti.
     
    o    Se cinesi, indiani, africani, latinoamericani e altre popolazioni dei paesi in via di sviluppo acquisiranno uno stile di vita e di guida nonché abitudini di consumo occidentali, i limiti planetari saranno superati in pochissimo tempo. 
     
    o    Soltanto se ricchi e poveri insieme abbracceranno una moralità universale, ci sarà una possibilità di iniziare un percorso positivo verso il nostro future condiviso. 
     
    o    Thomas Jefferson disse che, se si crede che la gente non sia sufficientemente informata per esercitare il potere nella società, la soluzione democratica non sta nel togliere loro il potere, ma nell'informarli. Non si tratta di un'impresa da don Chisciotte. 
     
    o    Se le persone si renderanno conto che è necessario un principio di moralità universale per assicurare la sopravvivenza dell'umanità e che rispettarlo non equivale a fare sacrifici irragionevoli, esse risponderanno.
     
    o    La necessità di una moralità universale è reale, e può essere resa evidente. La sopravvivenza dell'umanità è intimamente legata alla solidarietà e alla collaborazione nella comunità globale, nonché al rispetto dell’integrità della natura.
     
    o    Se continuiamo ad agire come stiamo facendo adesso, l'attuale finestra decisionale ci porterà a un Punto del Caos in cui i nostri sistemi imboccheranno il percorso dell'involuzione. Le socie­tà saranno scosse da terrorismo e crimine, i rapporti interna- zionali da guerre e intolleranza, e la biosfera diverrà inospitale per la vita umana, con terreni agricoli in erosione, condizioni climatiche ostili, innalzamento del livello dei mari e proliferazione di microrganismi incompatibili con la nostra specie.
     
    o    Rispettare una moralità universale non comporta sacrifici insensati. Vivere in un modo che consente di vivere anche a tutti gli altri non significa negare qualcosa a se stessi: possiamo continuare a ricercare eccellenza e bellezza, crescita e godimento personali, persino comfort e lusso. Ma se siamo guidati da principi morali universali, possiamo definire piaceri e obiettivi della vita in relazione alla qualità del godimento e al livello di soddisfazione da essi fornito, invece che in base alla quantità di denaro che costano e alla quantità di materiali ed energia necessari per la loro produzione e per il loro utilizzo.



    LA POLITICA AL DI SOPRA DELLE PARTI

    Di Fabrizio Bartoli - aprile 2010

    Come tutti sanno presto saremo chiamati alle urne per esprimere un nostro voto, scegliendo tra numerosi partiti politici (forse troppi !), che si cimentano nella campagna elettorale.
    Si vuole, con il presente breve articolo, proporre una riflessione sulla politica in senso generale e al “al di sopra delle parti”, soprattutto per non perdere il senso e per contribuire forse a chiarirci le idee.
    Innanzi tutto chiediamoci il significato del termine “politica”. Il termine politica deriva dal greco “Polis” che significa città, comunità. 
    Una sua possibile definizione ricavata dal dizionario è questa:
    La politica è l’insieme di attività, svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi, per risolvere problemi inerenti la comunità, (paese, città, provincia, regione, stato, …)
    Tali azioni sono caratterizzate da comando, potere e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso, riguardanti una collettività, nella quale si cerca di stabilire e di far rispettare  regole di convivenza civile. Non deve essere dimenticato che le azioni in politica dovrebbero essere finalizzate al “BENE COMUNE”.

    Per “fare della buona politica”, cioè poter governare al meglio una città, una provincia, una regione, uno stato … è sicuramente necessario comprendere la realtà che ci circonda.
    Oggi dobbiamo constatare che viviamo in una  realtà molto complessa.
    E’ quindi certamente necessario avere una maggiore informazione e comprensione di questa complessità da parte di chi si vuole occupare di politica.
    Molte sono le problematiche  che attendono una risposta prima di comprensione, poi di risoluzione (politica). Inoltre queste problematiche molto spesso sono tra loro collegate.

    n       Sviluppo sostenibile, conservazione, protezione, e risanamento dell’ambiente

    n       Globalizzazione si o no, come ?

    n       Società multietnica ed integrazione (terzo mondo ..)

    n       Fame, sottosviluppo e sovrappopolazione

    n       Giusta Informazione ed educazione

    n       Il problema della terza età (gestione degli anziani ..)

    n       Il problema dei giovani (droghe, alcool, valori …)

    n       Servizi sociali  (scuola, sanità, assistenza ecc…)

    n       Viabilità, trasporti (inquinamento atmosferico ..)

    n       Commercio e attività produttive (lavoro, consumi, sprechi)

    n       Cultura , turismo, sport e tempo libero …

    Per avere la comprensione e successivamente proporre soluzioni a tante problematiche così complesse, credo sicuramente che dovremmo avere politici molto qualificati e seri. Potrebbe quindi essere utile se noi tutti ci esercitassimo nel chiederci ed immaginarsi come dovrebbe essere un “BUON POLITICO” o “POLITICO IDEALE”.

    Ecco il mio “sogno” su quali dovrebbero essere le giuste qualità di un “Buon” amministratore “POLITICO IDEALE”:

    1) occorre innanzitutto onestà, onestà con se stessi nel riconoscere le proprie qualità e i propri limiti ed onestà verso gli altri;

    2) ma anche cultura quella vera (non necessariamente solo quella scritta sui libri, che invece è semplice erudizione);
     
    3) occorrono ampie vedute ed esperienza nel vedere le relazioni che oggi vi sono tra i diversi campi che competono la pubblica amministrazione;

    4) occorre comprensione, tolleranza, saggezza.

    5) Non occorrono tanto le capacità tecniche specifiche, che invece vanno pretese e ben accertate nei dipendenti e funzionari della pubblica amministrazione, ma lecapacità intellettive nel senso di "intus legere" (leggere dentro), o anche "inter legere" (leggere attraverso); cioè vale a dire la capacità di cogliere ed interpretare, considerando gli avvenimenti e le problematiche non dal punto di vista solamente esteriore, ma più in profondità e vedendone quindi i collegamenti e le interazioni che esistono.
    Seppure molto difficile trovare queste qualità nei “politici”, credo sia necessario richiederle con forza e RICHIDERE ai CANDIDATI di avvicinarvisi il più possibile, qualunque sia l’orientamento politico e la scelta di voto tra i singoli partiti.

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